Storia e curiosità

Parte 1

“Certi fotografi pensano che fotografando la miseria umana, puntano i riflettori su problemi seri. Io non penso che la miseria sia più profonda della felicità”. Saul Leiter

La Street Photography è un genere fotografico che ha per soggetto le relazioni sociali (o le tracce di queste) nelle strade, nei luoghi pubblici. Lo scopo del genere è la rappresentazione del tipo di ambiente e gli oggetti e i soggetti che lo popolano! Le finalità non sono ne’ particolari tecniche di scatto né tantomeno particolari estetiche, sebbene in determinati periodi ci siano stati elementi predominanti in tal senso!

La Street Photography nasce dall’esigenza di rappresentare il mondo con un “occhio” diverso, più dinamico e vicino alla quotidianità, che presta meno attenzione ai tecnicismi per dedicarsi di più al racconto della realtà vista dal punto di vista del fotografo.

Per quanto in molti penseranno che anche un paesaggio, se ben catturato e rappresentato, sia in grado di restituire emozioni e sensazioni singolari, è innegabile che tra tutti i generi la “fotografia di strada sia maggiormente in grado di mettere in mostra la sensibilità del fotografo, al di là delle sue competenze tecniche. Non si tratta di sminuire gli altri generi, attenzione; anche chi compone in studio può lanciare messaggi forti e coinvolgere emotivamente il pubblico e mettere in risalto la sua arte e i suoi sentimenti. Fare Street Photography non significa fare foto a caso. Questa è un’altra cosa.

  • La prima e imprescindibile condizione è, al là di ogni ragionevole dubbio, la spontaneità. Se manca questa, già non si parla più di street photography. Ma la spontaneità dev’essere a doppio senso, non a senso unico. Questo significa che ci dev’essere prima di tutto la spontaneità del soggetto ripreso, che quindi non può essere fotografato in uno studio né tanto meno in posa e, per essere precisi, non deve nemmeno sapere di essere fotografato. E’ un soggetto che si muove libero in un ambiente aperto, che non sa dell’esistenza di un fotografo pronto a immortalarlo mentre compie una qualsiasi attività quotidiana, che può essere un lavoro o un semplice gesto spontaneo e non costruito.
  • Dall’altra parte, però, ci dev’essere anche la spontaneità del fotografo, ossia la sua capacità di improvvisare e di cogliere l’attimo. Una fotografia perfetta ora c’è, ma l’istante dopo potrebbe non esserci più: il fotografo deve quindi essere scaltro, poco propenso ai ragionamenti prolungati ma immediatamente pronto a catturare la scena prima che svanisca. Il fotografo di strada può definirsi un interprete della realtà, davanti ai cui occhi si palesano verità ad altri invisibili che vengono, poi, espresse attraverso i suoi scatti.

 

Nei primi anni del Novecento il fotografo di strada era l’ambulante che si piazzava in Times Square o Piccadilly Cyrcus e scattava foto ai passanti dietro compenso (una sorta di cabina per fototessere ante – litteram). La definizione di Street Photography è cambiata più volte nel corso della storia della Fotografia. Nasce infatti come sottogenere della Fotografia Documentaria, al pari del Foto giornalismo e del Reportage, ma a differenza di questi non necessariamente i singoli scatti devono contenere un fatto di cronaca o una disamina di tipo sociale, potendo poggiarsi in parte o unicamente sull’espressione artistica o sull’emotività dei contenuti, pur mantenendo comunque un grado di figuratività molto alto.

Fotografo ambulante

La strada diventa tòpos fotografico sin dagli esordi della storia della fotografia. Una delle vedute di strada più famose, Boulevard du Temple, scattata da Jacques Daguerre nel 1838, mostra la prima rappresentazione di figura umana. La lentezza dei primi supporti impressionabili e delle prime ottiche non permetteva di registrare soggetti in movimento; in quel caso il dagherrotipo di Daguerre registrò un uomo fermo davanti al banchetto di un lustrascarpe.

Con i progressi tecnologici i tempi di scatto diminuirono notevolmente. Negli anni Settanta dell’Ottocento si sviluppò la cosiddetta Concerned Photography, fotografia impegnata nel sociale, a servizio delle amministrazioni pubbliche (per documentare gli interventi in questo campo) o della stampa privata, per denunciare situazioni problematiche. Nel 1877, John Thomson raccontò la vita nelle strade di Londra raccogliendo in un libro gli scatti raffiguranti lavoratori, passanti e mendicanti. Anche in questo caso si trattò di foto posate. Qualcosa di molto importante iniziava a muoversi.

Negli anni Ottanta dell’Ottocento uscirono sul mercato le prime fotocamere portatili più  versatili e rapide nell’utilizzo. La Anschutz, prima fotocamera a vocazione reportagistica, permetteva, grazie al nuovo otturatore a tendina e in condizioni di luce ideali, tempi di scatto intorno al millesimo di secondo. L’inglese Paul Martin fu il primo a scattare gli snapshot (istantanee), scatti presi al volo per documentare l’azione senza mettere in posa i soggetti. Nacque così anche il genere della Candid Photography, in cui si producevano istantanee aventi per soggetto persone ignare di essere riprese.

Il Fotogiornalismo moderno nacque con la Graflex camera. Lewis Hine, un altro reporter socialmente impegnato nella New York dei primi del Novecento, la utilizzò per ritrarre i lavoratori e gli immigrati. Dotata di un sistema di mirino a pozzetto (precursore delle successive Rolleiflex e Hasselblad), conferiva ai soggetti ravvicinati che venivano inquadrati dal basso verso l’alto un aspetto quasi eroico. I ritratti di strada di Hine erano contestualizzati: c’era sempre un rapporto evidente e significativo tra il soggetto e l’ambiente.

Il fotografo parigino Eugene Atget fotografò gli scorci urbani di Parigi per circa trent’anni, a cavallo del 1900. Nelle sue inquadrature, di tipo prevalentemente architettonico, raramente sono incluse le persone, ma con la sua opera gettò le basi per tutti gli street photographers di lì a venire. La figura umana veniva inserita dall’artista in modo mai casuale per creare dei giochi visivi e talvolta umoristici! Atget mantenne un approccio molto rigido (usava un pesante banco ottico, già vetusto per i suoi tempi) e classificò i suoi scatti secondo tipologie ben precise. Sebbene l’uomo fosse nelle sue immagini quasi una natura morta, la sua assenza-presenza è ancora oggi percepibilissima e ha ispirato correnti artistiche dell’arte contemporanea, come il Surrealismo.

Nello stesso periodo (e sino agli anni Venti del Novecento) il fenomeno del Pittorialismo imperò tra i fotografi con smanie artistiche. La strada e lo scorcio urbano erano tra i soggetti preferiti dai pittorialisti che trattavano le loro composizioni con sfocature, mossi, interventi in punta di carboncino e gessetti in fase di stampa. Alfred Stieglitz, promotore della Photo-Secession, pose fine al movimento e gettò le basi, assieme ad altri fotografi come Paul Strand e Edward Steichen, per l’avvento della Straight Photography (Fotografia pura). Questa fu presto esportata nella vecchia Europa, anche grazie alle avanguardie artistiche della Nuova Oggettività. L’approccio era decisamente documentaristico, con inquadrature pulite, frontali, ricche di dettagli e tagli visivi moderni ed innovativi. La composizione rispettava un equilibrio pittorico quasi accademico, come lo stesso Evans ammise. La Street americana manterrà sempre nel suo DNA, rispetto a quella europea, un taglio più distaccato e anche più cinico grazie all’opera di questi artisti.